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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni

Autunno...Un mix di colori

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L'autunno è la stagione che mi piace di più, la definirei un mix di colori . Affacciandoci alla finestra durante la giornata, vediamo un'infinità di colori, dai più “caldi” come il giallo, l'arancione, il rosso... ai più freddi come il blu della sera e della notte. Siamo circondati dai colori vivaci che rendono questa stagione allegra, che ci riportano all'estate, al sole, alla spensieratezza, ma che verso sera si trasformano in colori scuri che ci fanno ri-tornare al tempo che stiamo vivendo, ci ricordano che ci stiamo avvicinando all'inverno, al freddo, alla neve! Questa è la stagione del ritorno a scuola, del ritmo ordinario sul lavoro, alle abitudinarie giornate dopo l'estate. É la stagione dei cambiamenti, dei pensieri, delle riflessioni... A proposito di riflessioni... Scorrendo le foto della mia galleria, qualche giorno fa ho rivisto e automaticamente rivissuto, i momenti fantastici della nostra estate. La spensieratezza delle giornate di sole, le

Divertiamoci tutti i giorni!

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  È ormai iniziato quel periodo dell’anno che precede la Quaresima, che si festeggia con giochi, sfilate, maschere e scherzi… il Carnevale! Questa festa rappresenta un tempo di “spasso” in cui le persone, comportandosi e/o vestendosi in modo poco serio, si divertono! Ma che cos’è il divertimento? Se cerchiamo questo termine sul dizionario troviamo che è un derivato del verbo «divertire» (dal latino divert ĕ re “ volgere altrove, in direzione opposta, deviare ” ) e che indica un qualcosa che serve a sollevare lo spirito dagli affanni e dalle preoccupazioni volgendolo verso altro, ovvero un passatempo, uno spasso, un’attività ludico-ricreativa che distoglie da attività più serie. Viene dunque spontaneo riflettere sul fatto che, sebbene il Carnevale si presti bene al divertimento, quest’ultimo dovrebbe essere un ingrediente costante nella vita di ogni persona! Il divertimento infatti, proprio per la sua stessa definizione, ha una funzione splendida ed indispensabile per la vita qu

VERSO L'ISOLA CHE NON C'è...MA ESISTE

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  «Ciao S. che mi racconti di bello?» «Lascia perdere, periodo del cavolo» «Come mai? Qualcosa non va con la scuola?» «No la scuola va benone, ma il resto è tutto un disastro» «Un disastro? Non esagerare, forse semplicemente oggi la felicità è un po' nascosta» «Felice? Magari sapessi cos’è la felicità!» «Mmm sono certo che sai cos’è…, sai noi adulti spesso ci perdiamo in un bicchier d’acqua e avremmo bisogno che qualcuno ci rinfreschi la memoria…perché non ci scrivi la tua idea?» «Ma che cavolo dici?? Non scriverò mai nulla… per di più sulla felicità!!» «Dai fammi questo regalo» «Sono sicura che farà schifo!» «Quello non lo puoi dire fino a quando non avrei messo il punto finale…fidati» «Mha» «Vedrai…»   È nato così il regalo che S. ha fatto a noi adulti… Al giorno d’oggi troviamo di tutto su internet, da come allacciarsi le scarpe ai “10 consigli che ti potrebbero aiutare se vuoi scalare l’Everest”. Ieri però ho scoperto che internet tante cose non le s

OGNUNO è PERFETTO?

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  Non guardo praticamente mai la televisione in diretta. Il ritmo martellante delle pubblicità, che crea nuovi desideri e plasma il nostro immaginario collettivo, mi innervosisce a tal punto che preferisco evitare direttamente di accendere. Tuttavia, incuriosito dal clamore sollevato, ho guardato in streaming la miniserie “Ognuno è perfetto”, in onda durante il mese di dicembre su Rai 1. La narrazione, che si snoda in sei episodi, racconta le vicissitudini di una coppia di ragazzi, Rick e Tina, che si conoscono sul luogo di lavoro, si innamorano, si fidanzano e si vogliono sposare. Alcuni grossi ostacoli, tuttavia, rischiano di rendere impossibile il coronamento del loro sogno d’amore: la chiusura del reparto di packaging dove lavorano, il fatto che Tina sia un'immigrata irregolare dall’Est Europa e – dulcis in fundo - il fatto che entrambi i ragazzi siano affetti dalla sindrome di Down. Mi fermo a questo quadro generale per non spoilerare il finale a chi non l’avesse ancora vist

UN SOFFIO...QUANDO IL VENTO CAMBIA

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  Come il vento che soffia caldo o gelido eccoci negli anni “venti”. Il 2020 è arrivato, con aspettative e sguardi verso un nuovo anno e un nuovo decennio che si apre. Il primo sguardo va al tempo, che incessantemente scorre, regolare, ma costante. Un tempo che a volte viviamo veloci, altre volte invece ci sembra non passare mai. Un tempo nel quale siamo chiamati a vivere la pienezza dei momenti, delle azioni e degli attimi. Come viviamo il nostro tempo, che qualità al tempo vogliamo dare? Può essere una domanda o un proposito al nuovo anno. Ma vorrei concentrarmi sul vento che cambia direzione, all’improvviso. A volte progettiamo e programmiamo, ma gli imprevisti e i cambiamenti, non sempre dipendenti da noi, stravolgono i nostri piani, in positivo o negativo. Accogliere il cambiamento è importante per continuare a guardare avanti. A volte ostacoli e difficoltà bussano alla porta senza preavviso e noi ci troviamo spiazzati e destabilizzati da tutto ciò. Impotenti e incapaci di reagire

AVETE MAI SENTITO IL SILENZIO PARLARE?

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  Ho sentito dire che il silenzio fa male, che può essere pericoloso per sé stessi e per le persone che ci vivono accanto. Ho sentito dire che il silenzio fa soffrire. Ne ho sentite dire tante riguardo a questo “silenzio” e con il tempo ho dato forma a delle immagini, a dei pensieri, a delle idee che possano descrivere questo concetto. Ho provato a farmi delle domande: perché il silenzio è considerato nella maggior parte dei casi una “cosa” negativa? Perché il silenzio alcune volte non viene accettato? Perché si sente la necessità di riempirlo, come se fosse vuoto? Credo che il silenzio sia la “cosa” (che in realtà è uno stato d’essere o dell’Essere) più piena e viva che un essere umano possa vivere e sperimentare. Il presupposto fondamentale per dare vita e pienezza a questo vuoto, a mio modesto parere, è quello di essere in grado di ascoltarlo, di leggerlo, di gustarlo. Il silenzio è indispensabile nella vita di ognuno e può essere il mezzo attraverso il quale comprendersi e compre

IL TEMPO è VITA

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  Qual’è la domanda che noi esseri umani facciamo di più in una giornata? Come stai? A volte ascoltiamo la risposta con il cuore, a volte con le orecchie e a volte chi da la risposta la da semplicemente in modo informale: bene grazie! Ma concretamente noi adulti, ci preoccupiamo realmente del benessere dei nostri bambini e delle persone che abbiamo al nostro fianco? Appare spesso evidente che gli adulti oggi, non sempre riescono ad entrare in empatia con le persone e in effetti è un compito davvero difficile da adempiere. Noi adulti spesso durante i primi mille giorni di vita del bambino tralasciano il vero benessere che loro hanno bisogno per crescere. Il vero benessere non è materialismo, non è progettare le ferie, le varie attività che riempiono le giornate dei nostri piccoli ma il vero benessere è riuscire a capire quello che realmente il bambino ci chiede e ha bisogno da noi. Noi adulti dovremo comprendere che non è indispensabile far passare un bambino “da in braccio

VIAGGIARE...SCOPRIRE...EDUCARSI

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  Sarà il clima di questo particolare periodo dell’anno, ma chissà quanti di noi sentono il bisogno di “staccare la spina” e partire, non solo per le ferie perché viaggiare è ben oltre… Viaggiare nasconde in sé tante cose: curiosità, svago, vacanza, lavoro, necessità, voglia di scoperta. Il viaggio ci porta in posti nuovi, con nuovi volti, nuovi racconti, diversi colori, sapori e suoni, diversi orizzonti. Tutto ciò può rivelarsi una meravigliosa esperienza formativa per i nostri bambini e ragazzi,  oltre che per noi. Allora perché non partire con loro? Non per forza per andare dall’altra parte del mondo, ma per vedere anche solo quel posto, magari a due passi da casa, che non abbiamo mai esplorato. Ma prima di partire, guardiamo insieme ai ragazzi il mappamondo o la cartina per scoprire dove si trova la nostra destinazione: questo forse li spronerà ad approcciarsi alla geografia con più entusiasmo. Ancora, cerchiamo insieme informazioni sul luogo che visiteremo, sul passato e le tr

NOI RESPONSABILI DEL NOSTRO FUTURO

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  Recentemente si fa un gran parlare di educazione e spesso nel passato si pensava di risolvere tutto a “suon di sberle”, eppure mai come ora, ci si rende conto che l’impegno educativo è compito di tutti. Dietro termine educazione si nascondono diversi ideali e forme di pensiero che hanno dato origine a molteplici metodi educativi ai quali sono sempre di più i genitori a cui fanno riferimento cercando di capire quale sia il metodo più giusto da utilizzare per l’educazione dei propri figli. Tra le principali agenzie educative troviamo la scuola, che nel contesto classe punta sì al nozionismo ovvero all’istruzione vera e propria, ma anche alla gioia di imparare, alla creatività, alla capacità di collaborare con gli altri, di essere autonomi, di saper decidere. Essa naturalmente segue il programma ministeriale, per cui il programma proposto è uguale per tutti, lo spazio dedicato alle attività ricreative come musica e arte non è molto rispetto alle altre materie, ma vengono attuati d

TEMPO DI LEGGERE...INSIEME!

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  “Perché devo leggere i libri? Non leggo già abbastanza a scuola?” queste sono domande che, a volte, ci fanno i bambini e su cui vale la pena riflettere. La lettura, spesso, è vista solo come un elemento inerente la scuola e quindi qualcosa di noioso. Viviamo in una società tecnologica in cui si pensa che i libri siano fuori moda e che la lettura non sia uno strumento utile per la crescita di ognuno di noi e soprattutto dei bambini. Leggere è un qualcosa in più che possiamo fornire ai bambini per aiutarli nella comprensione della realtà, delle emozioni e dei comportamenti umani. Motivare un bambino alla lettura significa anche favorire lo sviluppo della sua immaginazione e fantasia; e la fantasia è un aspetto che permette di affrontare meglio il mondo trovando soluzioni e strategie per far fronte alle sfide quotidiane. Il lato meraviglioso di questa attività è che se due persone leggessero lo stesso libro e poi chiedessimo loro di descriverci una certa scena scopriremmo che, pur avend

PERFEZIONE A TUTTI I COSTI

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  Si sente parlare sempre più spesso di medicalizzazione della salute; fenomeno che, nonostante la tecnicità del termine, indica qualcosa che avviene ormai quotidianamente e di cui, a ben pensarci, siamo tutti consapevoli. Per medicalizzazione si intende, infatti, quel processo attraverso cui la medicina moderna pone al centro della sua attenzione comportamenti e condizioni di vita che non sono malati, estendendo il suo potere e la sua azione ad ambiti di vita non caratterizzati da patologia. Uno dei casi più esemplari di questo processo è l’uso di farmaci psicostimolanti nel caso di soggetti diagnosticati con ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che riguarda un numero crescente di bambini ma anche adulti. Mi è capitato di recente di leggere il libro-inchiesta “ ADHD Nation” scritto dal giornalista americano Alan Schwarz*, che ha indagato l’uso di farmaci per bambini ADHD: lui definisce questa situazione come una vera e propria pandemia in quanto, stando a

IL CORAGGIO DI INDIGNARCI

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  Anche solo di sfuggita alla televisione, o passando davanti alle cartolerie del paese, alcune notizie ci colpiscono senza preavviso. Sono certo che nessuno di noi è totalmente all’oscuro di ciò che sta succedendo in Siria in questi giorni, nella zona chiamata Kurdistan. Una strage annunciata che nessuno sembra intenzionato seriamente a fermare. Notizie come queste sono sui nostri schermi tutti i giorni, tanto che nemmeno ci facciamo più caso. Sfruttamento di uomini, donne e bambini, privazioni della libertà di parola, condanne a morte sommarie, un ambiente al collasso, corruzione dilagante… Come spettatori ormai assuefatti alla violenza, comodamente sdraiati sui divani delle nostre case calde e accoglienti, ingeriamo la nostra pillola quotidiana di brutalità, di diritti negati, di miseria. Senza battere ciglio. In questo mondo iperconnesso tutto è puntualmente documentato, registrato, alla luce del sole; ma mai come in questa epoca si percepisce la confusione nel capire dove sia

IL SILENZIO E I COLORI DELL'AUTUNNO

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  Autunno, una delle quattro stagioni, transizione tra l’estate e l’inverno. I colori dell’autunno sono davvero spettacolari, il fondo valle con il suo verde tenue, i larici che si vestono di arancio e le cime che iniziano ad accogliere le prime spolverate di neve. A volte è importante fermarsi e guardare, soprattutto la natura e lo spettacolo che essa ci offre, anche grazie al silenzio e la quiete, che accompagna questo periodo. L’autunno è anche l’inizio di un nuovo anno scolastico, di una nuova avventura per studenti e famiglie. Come ogni nuova avventura, vi sono delle perplessità, delle sfide da affrontare e delle aspettative. Entriamo anche noi un po' nell’autunno, con i nostri mutamenti, colori e sfaccettature diverse. Tocca a noi affrontare una nuova stagione, con energia e positività. Lasciandoci forse accompagnare dal silenzio della valle e dallo spettacolo che ci riserva. Il silenzio che ci aiuta a riflettere, a mettere in ordine i pensieri, per affrontare un nuovo anno.

CHE TEMPO CHE FA

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  Sole, pioggia o neve, possono caratterizzare la nostra giornata, con umori e sensazioni diverse e differenti in ciascuno di noi. Che tempo fa? Oggigiorno è semplice prevedere come sarà il tempo meteorologico, grazie alle previsioni meteo con una semplice app, che a portata di un click, ci offrono pure l’affidabilità delle previsioni. “Sono felice perché oggi è proprio una bella giornata”, “Wow il fascino e lo spettacolo della neve è qualcosa di unico”, “Uff se piove inizio già male la mia giornata.” Tutte frasi che molto spesso sentiamo, condite da aforismi e citazioni d’un tempo. Ma il tempo oltre a scandire le nostre giornate, ci fa crescere. Lo scorrere del tempo è inevitabile, con i suoi ritmi e le sue stagioni. In educazione la qualità del tempo è un requisito necessario. Dare qualità al nostro tempo è importate per tessere rapporti veri e costruire il nostro futuro. Gianfranco Zavalloni*, nel libro “Pedagogia della lumaca” evidenzia proprio questa qualità del tempo, che siano

EDUCATORI SI NASCE O SI DIVENTA?*

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  Quante volte sentendo parlare di educazione, ci siamo posti questa domanda? Quante volte, di fronte ad una difficoltà, ad un’incomprensione sentiamo dire “ma questo chi lo avrebbe dovuto insegnare?” Probabilmente se non lo abbiamo mai fatto, pensiamo che la questione educativa sia qualcosa da rimandare ad altri, o peggio ancora che sia qualcosa che non ci riguardi. Il titolo, preso in prestito da un bel libro di Ferraroli, ci pone da subito difronte alla domanda che come educatori ogni tanto ci mette di fronte la nostra azione educativa, ma che anche come genitori, catechisti, insegnanti, allenatori, non possiamo far finta di nulla. Indubbiamente ognuno di noi ha una propria caratteristica, una peculiarità che gli è specifica a cui non possiamo fare a meno, perché essa caratterizza il nostro essere adulti all’interno della società. Il nostro luogo di lavoro, la cerchia di amici e colleghi, il contesto famigliare, sono tutti ambiti e terreno fertile perché l’azione educativa possa

EMOZIONIAMOCI

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  Quando chiediamo, ad una persona che incontriamo “Come va?”, non sempre siamo interessati alla risposta. Diamo ogni tanto per scontato che l'altra persona ci risponderà “bene”, perché questa è la risposta più comune. La diamo spesso anche noi! Forse perché non siamo abituati a esprimere con sincerità come ci sentiamo e tantomeno a immaginare che l'altro sia pronto a sentire una risposta diversa dal solito “bene”. Forse perché parliamo troppo poco delle nostre emozioni e ci risulta un argomento in parte imbarazzante, in parte “sconosciuto”. Parlare di emozioni può sembrare strano e inusuale, non ci fermiamo molto ad ascoltarci e capire cosa effettivamente si muove dentro di noi quando viviamo determinate situazioni. Le viviamo e basta, non del tutto consapevoli di ciò che si agita nel profondo e che ci porta ad avere certe reazioni piuttosto che altre. Ci manca una vera e propria “educazione emotiva”, che ci permetta di fermarci e sintonizzarci con noi stessi e, quindi

SE AVESSI UNA FIGLIA

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  Se provassimo a chiudere gli occhi e ad immaginare di rendere tutto “meno complicato”, sarebbe bellissimo poter dire, anche in modo un po' “poetico” che: ...Se avessi una figlia le insegnerei l'arte della felicità, o almeno cercherei di trasmettergliela; un'arte che si nutre di gesti, di affetto e di sorrisi, tanti e dolci sorrisi.  Le insegnerei a sapersi distinguere in un mondo che spesso produce e vuole stereotipi.  Le infonderei spensieratezza e leggerezza. Le insegnerei che la felicità è una scelta e che è bene credere nei sogni, facendo scelte per la felicità e sfidando i giorni grigi, sfumando e smorzando l’austerità e le durezze della vita. Le insegnerei che le liti e le discussioni possono essere evitate, ed essere anticipate invece con un abbraccio. Cercherei di ritagliare per lei più tempo possibile e di rendere ogni momento ed ogni weekend sempre un pò speciali.  Approfitterei delle belle giornate di sole per stare fuori con lei e trasformare un

LA BELLEZZA SALVERà IL MONDO

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  Uno dei criteri di giudizio, che sovente utilizziamo è quello del bello. Il gusto estetico delle cose, dettato anche dall’istinto, ha dei canoni e parametri fortemente soggettivi. Un oggetto, un paesaggio, un momento può essere bello per qualcuno, mentre per qualcun altro non si addice ai suoi criteri di bellezza. C’è quindi una bellezza oggettiva? Certo, ma dobbiamo fare un passo di lato. La bellezza, nell’antica Grecia non era solame nte sfera dell’estetica, ma al bello si associava il giusto e il vero. Una persona “bella” era tale perché pura e integra di valori morali. “Sarà questa bellezza che salverà il mondo?” La frase, di famoso uso, è quella dello scrittore russo Fedor Dostoevskij, uno dei grandi estimatori della bellezza. Ora, nel suo capolavoro “L’idiota” viene illustrato molto bene il concetto salvifico del bello, come sguardo nuovo e vivo dell’amore e della verità. Al giorno d’oggi, forse, abbiamo perso quella vera bellezza che possedevano gli antichi, ma è com

FERMATI UN ATTIMO

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  Ogni tanto ci farebbe davvero bene fermarci un attimo… chissà quante volte ce lo siamo detto! Chissà quante volte nella nostra mente è balenata l’idea che vorremmo prenderci una “pausa” dalla frenesia di quello che facciamo, uno stop, non perché ci piaccia perdere tempo o perché non sappiamo come riempire il nostro quotidiano, ma semplicemente perché ci aiuterebbe a guardare le cose da una prospettiva un po’ più distaccata. Spesso interpretiamo questo “stacco” con le agognate ferie estive, eppure quante volte al rientro la prima cosa che diciamo è “mi sento più stanco di quando sono partito”? Forse perché dobbiamo davvero imparare che fermarci non è legato solamente alla frenesia fisica, ma è innanzitutto fermarci ad ascoltare…ad ascoltarCI. Quanto ahimè è difficile! Ascoltare i nostri figli, anche se spesso non parlano, ascoltare nostra moglie, marito, fidanzata/o, anche se alle volte parlano troppo; fermarci ad ascoltare i nostri genitori, anche se alle volte non comprendia