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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Attesa (di Thomas Sosio - educatore)

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  I Giochi Olimpici, fin dalla loro origine, non sono solo una competizione sportiva. Sono un incontro tra i popoli. I valori olimpici che accompagnano l’evento a cinque cerchi sono: rispetto, lealtà, amicizia, solidarietà, pace, fair-play, e attraversano il tempo e parlano ad ogni generazione, ricordandoci che lo sport è linguaggio universale e spazio di umanità condivisa. All’interno di questa cornice si colloca l’avvicinamento alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli, il tempo dell’attesa si è fatto breve, ed ormai concreto. L’avvicinarsi dell’evento olimpico porta con sé emozioni diverse: entusiasmo, timore, curiosità, aspettativa. Educare all’attesa, in questo tempo, significa aiutare a riconoscere queste emozioni, accompagnare la comunità, ed in particolare i più giovani, a stare dentro l’esperienza, imparando a decifrarla e a viverla. Le Olimpiadi sono soprattutto un incontro. Incontro tra culture, lingue, storie del mondo. Ora che ...

Non possiamo controllare tutto, ma possiamo esserci mentre crescono. (di Sara Galli - mamma)

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  La strage di Crans-Montana ci ha messo davanti non solo a un evento drammatico, ma anche a uno specchio: quello del modo in cui, come adulti e come società, parliamo degli adolescenti quando finiscono al centro dell’attenzione. Di fronte a una tragedia, il discorso pubblico si è rapidamente riempito di giudizi e colpevolizzazioni: “erano incollati al telefono”, “se la sono cercata”, “non hanno capito il pericolo” . Parole che sembrano offrire spiegazioni, ma che spesso servono soprattutto a rassicurare noi adulti, a creare una distanza di sicurezza tra “noi” e “loro”, tra chi pensa di essere prudente e chi viene dipinto come irresponsabile. Viviamo in un tempo che tende a immaginare una crescita a rischio zero, sostenuta dalla tecnologia, dal controllo costante, dalla possibilità di sapere sempre dove sono i ragazzi e cosa stanno facendo. Quando questo controllo fallisce, perché inevitabilmente fallisce, la reazione non è interrogarsi sui limiti di questa illusione di sicurezza, ...

No, mi accompagna lui! (di Deborah Rodigari - educatrice)

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  Ero a cena con la mia famiglia. Seduti attorno al tavolo, mentre mangiavamo, a turno raccontavamo la nostra giornata: cosa era successo di bello a ciascuno di noi, quali ostacoli avevamo incontrato, cosa ci aveva fatto sorridere, cosa preoccupare, cosa riflettere. Mio fratello lavora sugli impianti sciistici: si occupa di aiutare bambini e adulti a salire sullo skilift che li porta in cima alla pista, pronti poi a scendere. Quel giorno c’erano alcuni bambini di cinque anni, tra cui una bambina che aveva paura di salire da sola. Con un filo di esitazione ha chiesto a mio fratello: «Mi accompagni fino in cima?» Lui le ha risposto con calma: «Ti accompagno, ma solo fino a quel punto.» Indicandogli il punto dove lui sarebbe arrivato. La bambina, poco convinta, accetta. Lui l’ha accompagnata per un tratto, incoraggiandola: «Sei bravissima! Vedi che ce la fai!» E così ha proseguito da sola. Dopo essere scesa, è tornata a chiedere: «Mi accompagni ancora fino a lì, ...