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Visualizzazione dei post con l'etichetta spunti di educazione

Attesa (di Thomas Sosio - educatore)

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  I Giochi Olimpici, fin dalla loro origine, non sono solo una competizione sportiva. Sono un incontro tra i popoli. I valori olimpici che accompagnano l’evento a cinque cerchi sono: rispetto, lealtà, amicizia, solidarietà, pace, fair-play, e attraversano il tempo e parlano ad ogni generazione, ricordandoci che lo sport è linguaggio universale e spazio di umanità condivisa. All’interno di questa cornice si colloca l’avvicinamento alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli, il tempo dell’attesa si è fatto breve, ed ormai concreto. L’avvicinarsi dell’evento olimpico porta con sé emozioni diverse: entusiasmo, timore, curiosità, aspettativa. Educare all’attesa, in questo tempo, significa aiutare a riconoscere queste emozioni, accompagnare la comunità, ed in particolare i più giovani, a stare dentro l’esperienza, imparando a decifrarla e a viverla. Le Olimpiadi sono soprattutto un incontro. Incontro tra culture, lingue, storie del mondo. Ora che ...

Non possiamo controllare tutto, ma possiamo esserci mentre crescono. (di Sara Galli - mamma)

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  La strage di Crans-Montana ci ha messo davanti non solo a un evento drammatico, ma anche a uno specchio: quello del modo in cui, come adulti e come società, parliamo degli adolescenti quando finiscono al centro dell’attenzione. Di fronte a una tragedia, il discorso pubblico si è rapidamente riempito di giudizi e colpevolizzazioni: “erano incollati al telefono”, “se la sono cercata”, “non hanno capito il pericolo” . Parole che sembrano offrire spiegazioni, ma che spesso servono soprattutto a rassicurare noi adulti, a creare una distanza di sicurezza tra “noi” e “loro”, tra chi pensa di essere prudente e chi viene dipinto come irresponsabile. Viviamo in un tempo che tende a immaginare una crescita a rischio zero, sostenuta dalla tecnologia, dal controllo costante, dalla possibilità di sapere sempre dove sono i ragazzi e cosa stanno facendo. Quando questo controllo fallisce, perché inevitabilmente fallisce, la reazione non è interrogarsi sui limiti di questa illusione di sicurezza, ...

In prima fila (di Valeria Rodigari - educatrice)

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  15 dicembre 2025, Cinelux   Ci siamo! Stasera andranno in scena i due spettacoli nati dal laboratorio teatrale proposto dal CiAGi: “Un Natale da favola" e “Un presepe…troppo vivente”. Per tre anni ho accompagnato lo spettacolo fin dalla nascita, da quando il copione era solo un’idea e i personaggi ancora da definire. Ho sempre vissuto il debutto dietro le quinte, pronta a incoraggiare i ragazzi prima dell’ingresso sul palco, assistendo a uno spettacolo parallelo fatto di confusione, ansia e adrenalina. Questa volta, però, è diverso. Entro in sala rilassata, senza aver avuto alcun ruolo nella preparazione. Quest’anno il mio compito è uno e molto semplice: fare la spettatrice, proprio come voi. Seduta comodamente sulla poltroncina rossa, mi godo la fortuna di osservare tutto da una nuova prospettiva. Eppure, anche stasera, sento di aver scelto un posto privilegiato. Non sono sugli spalti, dove i personaggi si intravedono appena e le voci arrivano sottili; sono in prima fila. È...

La crepa nell'armatura (di Debora Cusini - insegnante)

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  Di recente, ho scoperto che l’educazione non avviene solo nei tempi programmati, nei progetti pianificati, nelle attività strutturate per fare la differenza; a volte, l’educazione, accade altrove.  L’ho scoperto durante un giorno di scuola qualunque.  I ragazzi erano impegnati in un progetto quasi artigianale, un lavoro intimo alla scoperta di loro stessi.  Sembrava un giorno di scuola qualunque, eppure, c’era un’atmosfera sospesa, come se qualcosa stesse per accadere. Ogni giorno i ragazzi, indossano delle armature. Le intravedi negli atti di spavalderia, nel disinteresse dichiarato, nelle battute fuori luogo. Sono pesanti, usurate e proteggono un cuore che non si concede quasi mai. Ma quel giorno no. Quel giorno, è bastata qualche parola o forse un ricordo smosso nel momento giusto e le armature hanno ceduto ad un’emozione che aveva la forza di un’onda. Li ho visti piangere. Di un pianto vero, rotondo, che dice: «Eccomi. Anche se non volevo, anche se mi fa pa...

E se il problema non fossero i bambini? (di Greta Trabucchi - educatrice)

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  Quest’estate, per la prima volta in ambito lavorativo, ho avuto l’occasione di seguire il gruppo delle elementari al centro estivo. Quante risate, quanti ricordi, quante nuove esperienze! Eppure, c’è una cosa che mi ha lasciata pensierosa, e che ancora oggi, a mesi di distanza, continuo a ripensare. Nei nostri pomeriggi avevamo organizzato tante attività e giochi, ma spesso vedevo bambini che si “rifiutavano” di partecipare. Chi per pigrizia, chi per farsi notare dagli amici… ma la risposta che più mi spiazzava era sempre la stessa: «Non ho voglia». Per me è stato davvero un mondo nuovo, diverso da quello a cui ero abituata… una vera avventura. E ogni volta rimanevo senza parole. Come può un bambino di 6, 7, 8, 9 anni non avere voglia di giocare? Com’è possibile che sembri mancare quell’entusiasmo che io ricordo così vivo in me e nei miei amici alla loro età? Non metto in dubbio che oggi molte cose siano cambiate: le giornate dei bambini sono piene di impegni, di stimoli co...

La crisi della paternità universale: tra assenza e riscoperta del legame educativo (di Mattia Stefanelli - educatore e consulente di libri per bambini di Taranto)

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  Nel nostro tempo si assiste a una crescente crisi della paternità, non solo nel senso biologico o familiare, ma anche in quello simbolico, culturale e pedagogico. Il padre, da sempre figura di autorità e di mediazione, appare oggi smarrito, dislocato in ruoli incerti, spesso assente o svuotato del suo significato educativo. «La figura del padre si è eclissata» scrive Massimo Recalcati ne Il complesso di Telemaco (Feltrinelli, 2013), sottolineando come la sua funzione non sia quella del comando, ma del limite e del desiderio. Il padre, nel senso pedagogico più profondo, non è colui che impone, ma chi indica la via, chi accompagna il figlio nella scoperta del mondo e di sé, introducendolo alla Legge e al senso del vivere. L’insegnamento di Jacques Lacan aiuta a comprendere questo passaggio: il «Nome del Padre» non coincide con la figura concreta del genitore, ma rappresenta la funzione simbolica che introduce il soggetto alla dimensione della Legge, della parola e del desiderio. ...

"Tra le mura" che educano. (di Manuel Grandegger - pedagogista e direttore convitto a Bolzano)

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  Crescere non è mai un percorso lineare. Ci sono luoghi che, più di altri, accompagnano silenziosamente questo cammino: tra regole e libertà, cadute e scoperte, sfide e sorrisi. Il convitto è uno di questi luoghi, dove per anni tanti adolescenti vivono, imparano e si formano. Un racconto di chi, da direttore, prova ogni giorno a tenere accesa la lanterna dell’educazione — tra le mura che, davvero, educano. Ci sono luoghi che non sono semplicemente muri e porte. Sono spazi che respirano, che si riempiono di voci, di risate, di silenzi e di sogni. Il convitto è uno di questi luoghi: una casa grande, piena di giovani vite in cammino, ognuna con la propria storia, il proprio bagaglio, le proprie paure e speranze. Ogni settembre, quando riapriamo le porte, è come accendere una lanterna in una notte nuova. Entrano ragazzi e ragazze da ogni dove, con gli zaini pieni di vestiti e cuori un po’ stretti per ciò che lasciano alle spalle. Si atteggiano da “grandi”, mostrano sicurezza e in...

Mi avete fatto a pezzi con le buone maniere. (di un giovane adulto di 31 anni, della provincia di Sondrio)

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  «Ciao Michele, ti inoltro il messaggio di un uomo giovane, molto giovane, forse troppo giovane, caduto nell’inferno della tossicodipendenza. Se potessi incontrarlo, vedresti che ha una sensibilità davvero unica! Lascio a te ogni commento. Ecco le sue parole: «Mi sono sempre sentito sbagliato e fuori posto, credo fin da piccolo. Forse per la mia vivacità, evidentemente esagerata: ricordo che persino agli allenamenti di calcio, un giorno, l’allenatore mi cacciò via davanti a tutti i miei compagni, senza poi riuscire a dare a mio papà una motivazione valida. Da lì in poi, tutte le mamme hanno cominciato a vietare ai propri figli di frequentarmi. Anche il prete, ai tempi, mi cacciò dal catechismo dopo aver fatto una riunione con le mamme, dicendo che, se avesse visto qualche mio compagno uscire con me, non avrebbe fatto fare la comunione nemmeno a loro. Penso che da quel momento io abbia iniziato a ribellarmi, forse per rabbia, forse per dispiacere, perché ero passato per l’opposto d...

Fermarsi a pensare. Anche quando non si ha nulla da dire. (di Ilenia Bradanini - psicomotricista)

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  “Spunti di educazione” non è solo una pagina social, è una raccolta di aneddoti, pensieri, è un luogo vasto, che arricchisce, in cui puoi immergerti in riflessioni quotidiane e no, condivise da chiunque ne abbia voglia; e spesso, nel periodo invernale, come educatori (e non solo) ci viene chiesto di scrivere alcuni spunti di riflessione da condividere su questa pagina. Un compito che trovo prezioso e stimolante, ma allo stesso tempo difficile. Richiede di fermarsi, di ritagliarsi un momento per guardare a ciò che ci accade intorno e dentro. E non è semplice, in una società che sembra non fermarsi mai. In questo periodo, però, faccio fatica. Non mi sento particolarmente ispirata: mi sembra di non avere nulla di nuovo da dire, solo pensieri già sentiti, episodi quotidiani, piccole cose di poco conto. Potrei raccontare che abbiamo ripreso le attività pomeridiane con i ragazzi — con le loro gioie e le loro fatiche — che la scuola è ricominciata, che l’autunno avanza e l’inverno è a...

Essere mamma, insieme. (di Camilla Martinelli - mamma)

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  Essere mamma oggi significa molto più che crescere i propri figli. Significa anche confrontarsi con il mondo in cui viviamo — un mondo spesso veloce, pieno di impegni, a volte distratto, a volte poco attento a ciò che davvero conta. Eppure, dentro questa complessità, una cosa resta certa, tutte vogliamo la stessa cosa: il meglio per i nostri figli. Vogliamo una scuola che li stimoli, l’insegnante che li capisca, l’allenatore che li incoraggi, le occasioni giuste perché possano crescere sereni, capaci, curiosi, liberi. E in questo desiderio, così umano, siamo tutte uguali. Ma a volte, nel correre verso “la cosa migliore”, ci dimentichiamo di guardare intorno. Quante volte, senza accorgercene, il nostro bisogno di proteggere o garantire il meglio ai nostri figli rischia di lasciare indietro qualcun altro? Un’altra mamma, un altro bambino, un’altra storia. Ci vuole coraggio per riconoscerlo, e tanta consapevolezza per ricordarci che non siamo in competizione, ma nella stessa squadra...

Metamorfosi (di Giovanni Napoli - educatore)

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  Crescere significa confrontarsi con emozioni che a volte sembrano travolgerci: paura, confusione, insicurezza. Ci sentiamo smarriti, distanti dagli altri, intrappolati nei nostri pensieri, incapaci di trovare appigli. Tutti attraversano momenti simili: vulnerabilità, solitudine, il senso di non essere compresi. Ma ciò che fa davvero la differenza non è ciò che ci accade, bensì come reagiamo: come scegliamo di affrontare la caduta, come decidiamo di rialzarci e continuare a camminare. È naturale avere paura di crescere, di sbagliare, di sentirsi smarriti. Ogni caduta, ogni errore, ogni passo falso fa parte del percorso. All’inizio siamo come un bruco dentro un uovo, stretto, fragile, terrorizzato dal mondo esterno. Sentiamo ogni vibrazione, ogni ostacolo come una minaccia, ogni respiro come un rischio. Ma dentro quell’uovo qualcosa preme, spinge, vuole uscire: è la vita che ci chiama, il desiderio di crescere e di scoprire chi possiamo diventare. Rompere il guscio fa paura: non sa...