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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

In prima fila (di Valeria Rodigari - educatrice)

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  15 dicembre 2025, Cinelux   Ci siamo! Stasera andranno in scena i due spettacoli nati dal laboratorio teatrale proposto dal CiAGi: “Un Natale da favola" e “Un presepe…troppo vivente”. Per tre anni ho accompagnato lo spettacolo fin dalla nascita, da quando il copione era solo un’idea e i personaggi ancora da definire. Ho sempre vissuto il debutto dietro le quinte, pronta a incoraggiare i ragazzi prima dell’ingresso sul palco, assistendo a uno spettacolo parallelo fatto di confusione, ansia e adrenalina. Questa volta, però, è diverso. Entro in sala rilassata, senza aver avuto alcun ruolo nella preparazione. Quest’anno il mio compito è uno e molto semplice: fare la spettatrice, proprio come voi. Seduta comodamente sulla poltroncina rossa, mi godo la fortuna di osservare tutto da una nuova prospettiva. Eppure, anche stasera, sento di aver scelto un posto privilegiato. Non sono sugli spalti, dove i personaggi si intravedono appena e le voci arrivano sottili; sono in prima fila. È...

La crepa nell'armatura (di Debora Cusini - insegnante)

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  Di recente, ho scoperto che l’educazione non avviene solo nei tempi programmati, nei progetti pianificati, nelle attività strutturate per fare la differenza; a volte, l’educazione, accade altrove.  L’ho scoperto durante un giorno di scuola qualunque.  I ragazzi erano impegnati in un progetto quasi artigianale, un lavoro intimo alla scoperta di loro stessi.  Sembrava un giorno di scuola qualunque, eppure, c’era un’atmosfera sospesa, come se qualcosa stesse per accadere. Ogni giorno i ragazzi, indossano delle armature. Le intravedi negli atti di spavalderia, nel disinteresse dichiarato, nelle battute fuori luogo. Sono pesanti, usurate e proteggono un cuore che non si concede quasi mai. Ma quel giorno no. Quel giorno, è bastata qualche parola o forse un ricordo smosso nel momento giusto e le armature hanno ceduto ad un’emozione che aveva la forza di un’onda. Li ho visti piangere. Di un pianto vero, rotondo, che dice: «Eccomi. Anche se non volevo, anche se mi fa pa...

E se il problema non fossero i bambini? (di Greta Trabucchi - educatrice)

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  Quest’estate, per la prima volta in ambito lavorativo, ho avuto l’occasione di seguire il gruppo delle elementari al centro estivo. Quante risate, quanti ricordi, quante nuove esperienze! Eppure, c’è una cosa che mi ha lasciata pensierosa, e che ancora oggi, a mesi di distanza, continuo a ripensare. Nei nostri pomeriggi avevamo organizzato tante attività e giochi, ma spesso vedevo bambini che si “rifiutavano” di partecipare. Chi per pigrizia, chi per farsi notare dagli amici… ma la risposta che più mi spiazzava era sempre la stessa: «Non ho voglia». Per me è stato davvero un mondo nuovo, diverso da quello a cui ero abituata… una vera avventura. E ogni volta rimanevo senza parole. Come può un bambino di 6, 7, 8, 9 anni non avere voglia di giocare? Com’è possibile che sembri mancare quell’entusiasmo che io ricordo così vivo in me e nei miei amici alla loro età? Non metto in dubbio che oggi molte cose siano cambiate: le giornate dei bambini sono piene di impegni, di stimoli co...

La crisi della paternità universale: tra assenza e riscoperta del legame educativo (di Mattia Stefanelli - educatore e consulente di libri per bambini di Taranto)

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  Nel nostro tempo si assiste a una crescente crisi della paternità, non solo nel senso biologico o familiare, ma anche in quello simbolico, culturale e pedagogico. Il padre, da sempre figura di autorità e di mediazione, appare oggi smarrito, dislocato in ruoli incerti, spesso assente o svuotato del suo significato educativo. «La figura del padre si è eclissata» scrive Massimo Recalcati ne Il complesso di Telemaco (Feltrinelli, 2013), sottolineando come la sua funzione non sia quella del comando, ma del limite e del desiderio. Il padre, nel senso pedagogico più profondo, non è colui che impone, ma chi indica la via, chi accompagna il figlio nella scoperta del mondo e di sé, introducendolo alla Legge e al senso del vivere. L’insegnamento di Jacques Lacan aiuta a comprendere questo passaggio: il «Nome del Padre» non coincide con la figura concreta del genitore, ma rappresenta la funzione simbolica che introduce il soggetto alla dimensione della Legge, della parola e del desiderio. ...

"Tra le mura" che educano. (di Manuel Grandegger - pedagogista e direttore convitto a Bolzano)

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  Crescere non è mai un percorso lineare. Ci sono luoghi che, più di altri, accompagnano silenziosamente questo cammino: tra regole e libertà, cadute e scoperte, sfide e sorrisi. Il convitto è uno di questi luoghi, dove per anni tanti adolescenti vivono, imparano e si formano. Un racconto di chi, da direttore, prova ogni giorno a tenere accesa la lanterna dell’educazione — tra le mura che, davvero, educano. Ci sono luoghi che non sono semplicemente muri e porte. Sono spazi che respirano, che si riempiono di voci, di risate, di silenzi e di sogni. Il convitto è uno di questi luoghi: una casa grande, piena di giovani vite in cammino, ognuna con la propria storia, il proprio bagaglio, le proprie paure e speranze. Ogni settembre, quando riapriamo le porte, è come accendere una lanterna in una notte nuova. Entrano ragazzi e ragazze da ogni dove, con gli zaini pieni di vestiti e cuori un po’ stretti per ciò che lasciano alle spalle. Si atteggiano da “grandi”, mostrano sicurezza e in...