Desidererei un mondo senza la "sezione commenti" (di Ilenia Bradanini - psicomotricista ed ex atleta)

 


Febbraio, mese olimpico.
Periodo in cui tutti, appassionati di sport e no, si appassionano alle strabilianti imprese degli atleti. L'attenzione mediatica si fa altissima: atleti che, in due giorni, aumentano di centinaia di migliaia di follower sui social, giornalisti a caccia di interviste e notizie succulente da presentare al pubblico affamato, pronti a provocare e pubblicare.
E il fantastico (si fa per dire) mondo dei “leoni da tastiera”.
Con leoni da tastiera si intende: «utenti del web e dei social media che si comportano in modo estremamente aggressivo, offensivo o minaccioso online, sfruttando l'anonimato o la distanza fisica per agire ferocemente. Spesso si atteggiano a paladini della giustizia o haters, sfogando rabbia repressa o narcisismo con insulti che non oserebbero mai pronunciare di persona».
Fenomeno che ho ritrovato tantissimo in queste settimane.
Gente che, senza conoscere le persone coinvolte ed i contesti in cui si trovano, è pronta al giudizio istantaneo, ad offendere e trovare sempre il lato da criticare (anche duramente), senza fermarsi a mettersi nei panni della persona, ad elogiarla per i meriti che sta portando.
Di esempi ce ne sono tanti, uno dei più clamorosi è stato quello dell'intervista alla grandiosa Francesca Lollobrigida con il figlio.
Chiunque ha commentato, conosceva DAVVERO l'atleta? Conosce i suoi sforzi? Le sue abitudini? La sua famiglia? La squadra?
Davvero non si poteva semplicemente apprezzare l'impegno messo da una donna, pure mamma, che avrebbe voluto mollare il suo sport fino a due settimane prima dei giochi?
Ci sono altri commenti che mi hanno molto colpito.
In calce ad una notizia pubblicata inerente ad un atleta che affermava di non sentire parte della squadra un'altra atleta (collega) molto forte. Eccoli arrivare i “leoni da tastiera” scrivendo:
«Sei uno sbruffone, devi stare zitto, intanto porta più medaglie di te», oppure «E chi se ne frega...che contano sono solo i risultati (...)».
E la domanda mi sorge subito spontanea.
È quindi più importante la medaglia, il risultato, vincere, che godersi e dare valore ad un cammino insieme e al lavoro di squadra? Dov’è il rispetto dell’avversario?
Nel mondo di internet e dei social giudicare è davvero troppo facile, soprattutto da parte di chi non sa e non conosce. 
In cui sembra che il diritto di opinione venga confuso con il diritto di ferire.
I tanto amati valori olimpici, che gli atleti si impegnano a rispettare, noi sul divano col nostro telefonino, ce li ricordiamo? Li mettiamo in atto?
Personalmente sono appassionata di sport invernali, mi piace seguirli e sento e ho sentito tanto il clima olimpico. Ho preferito però guardarmeli, piuttosto che leggere le notizie e, ancora peggio, i commenti.
E mi chiedo...ma perché vedere sempre il brutto? Perché non notare prima il positivo, il bello?
Forse il mondo non può essere senza sezione commenti.
Ma possiamo scegliere che tipo di commento essere.

Ile

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