La forza di un invito (di don Federico Pedrana - prete, associazione Papa Giovanni XXIII, fondatore della comunità “Capanna di Betlemme” a Prata Camportaccio in Valchiavenna
Li avevo conosciuti un
po’ di tempo fa.
Ogni tanto li vedevo in giro il sabato sera: ragazzi molto giovani, qualcuno appena quindicenne, spesso ubriachi o fumati.
Quel pomeriggio li avevo trovati in un angolo nascosto dell’oratorio. Abbiamo iniziato a parlare del più e del meno, senza grandi discorsi, semplicemente stando lì insieme.
A un certo punto uno di loro si allontana e torna con una bottiglia di vino. Lo prendo un po’ in giro dicendo che era «vino da senza dimora di Milano», vino scadente… lui ride, non accetta critiche e continua a bere con gli amici.
Prima di salutarci li invito a partecipare, quella stessa sera, a uno spettacolo teatrale preparato da un gruppo di ragazzi sul tema della disabilità e delle dipendenze.
«Si don, veniamo…» mi rispondono.
La sera arriva. Il teatro sta per iniziare e il cellulare vibra.
Guardo il messaggio:
«Don, siamo qui fuori… possiamo entrare?»
Sono entrati.
Hanno seguito lo spettacolo in silenzio, con attenzione, in modo molto serio.
Alla fine, gli ho chiesto:
«Allora, com’è andata?»
E loro, con semplicità, mi hanno risposto:
«Ci sta, don… una bella serata».
A volte basta davvero poco: qualcuno che ti inviti, qualcuno che ti aspetti, qualcuno che creda che dentro ogni ragazzo ci sia ancora qualcosa di bello da custodire.
Ogni tanto li vedevo in giro il sabato sera: ragazzi molto giovani, qualcuno appena quindicenne, spesso ubriachi o fumati.
Quel pomeriggio li avevo trovati in un angolo nascosto dell’oratorio. Abbiamo iniziato a parlare del più e del meno, senza grandi discorsi, semplicemente stando lì insieme.
A un certo punto uno di loro si allontana e torna con una bottiglia di vino. Lo prendo un po’ in giro dicendo che era «vino da senza dimora di Milano», vino scadente… lui ride, non accetta critiche e continua a bere con gli amici.
Prima di salutarci li invito a partecipare, quella stessa sera, a uno spettacolo teatrale preparato da un gruppo di ragazzi sul tema della disabilità e delle dipendenze.
«Si don, veniamo…» mi rispondono.
La sera arriva. Il teatro sta per iniziare e il cellulare vibra.
Guardo il messaggio:
«Don, siamo qui fuori… possiamo entrare?»
Sono entrati.
Hanno seguito lo spettacolo in silenzio, con attenzione, in modo molto serio.
Alla fine, gli ho chiesto:
«Allora, com’è andata?»
E loro, con semplicità, mi hanno risposto:
«Ci sta, don… una bella serata».
A volte basta davvero poco: qualcuno che ti inviti, qualcuno che ti aspetti, qualcuno che creda che dentro ogni ragazzo ci sia ancora qualcosa di bello da custodire.
don Federico

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