"L'arte dei piccoli passi" (di Giovanni Napoli - operatore servizi sociali)
Mi sono svegliato
presto.
In casa c’era silenzio. I miei passi sul parquet sembravano più rumorosi del solito. Dormivano ancora tutti.
Non avevo dormito molto. Durante la notte qualcosa dentro di me aveva continuato a muoversi senza tregua. Pensieri, domande, inquietudini.
Ho provato a fermare il rumore nella testa, a lasciare scorrere i pensieri senza rincorrerli. Ma una domanda continuava a tornare:
Chi sono io?
Sono ciò che faccio?
Ciò che gli altri vedono?
Il mio passato?
Oppure sono soltanto il risultato del tempo e del luogo in cui sono nato?
Più cercavo una risposta, più questa sembrava allontanarsi.
Così sono uscito di casa presto.
Niente telefono. Niente musica.
Solo passi.
Volevo ascoltarmi davvero. Anche se questo significava ritrovarmi davanti al vuoto.
Perché prima o poi succede.
La parte di noi che ignoriamo torna sempre a bussare. E più a lungo fuggiamo da noi stessi, più forte sarà il rumore quando ci raggiungerà.
Sto fuggendo da tempo.
A volte mi sento come un bambino che deve ancora imparare a camminare: allungo le braccia nel tentativo di trovare equilibrio, ma non so ancora quanto sia stabile il terreno sotto di me.
E forse va bene così.
Forse non tutto deve avere immediatamente un senso.
Forse crescere non significa trovare tutte le risposte, ma imparare a restare nel dubbio senza smettere di camminare.
Negli anni ho scoperto, grazie a un amico, una preghiera spesso attribuita ad Antoine de Saint Exupéry: “L’arte dei piccoli passi”.
Non l’ho mai vissuta soltanto come una preghiera religiosa. Per me è diventata un promemoria essenziale: la vita non si affronta tutta insieme. Un passo alla volta.
Anche piccolo.
Anche incerto.
E ogni volta che mi sento distante da me stesso, torno lì.
“Aiutami ad affrontare ogni istante nel migliore dei modi e a riconoscere il presente come l’ora più importante.
Donami la lucidità di leggere le difficoltà e i fallimenti della vita come occasioni di crescita maturazione.
Fa di me un uomo capace di raggiungere chi ha perso la speranza e non donarmi ciò che desidero ma solo ciò di cui ho bisogno: insegnami l’arte dei piccoli passi.”
Quindi oggi cammino e
passo dopo passo tutto sarà più chiaro.
In casa c’era silenzio. I miei passi sul parquet sembravano più rumorosi del solito. Dormivano ancora tutti.
Non avevo dormito molto. Durante la notte qualcosa dentro di me aveva continuato a muoversi senza tregua. Pensieri, domande, inquietudini.
Ho provato a fermare il rumore nella testa, a lasciare scorrere i pensieri senza rincorrerli. Ma una domanda continuava a tornare:
Chi sono io?
Sono ciò che faccio?
Ciò che gli altri vedono?
Il mio passato?
Oppure sono soltanto il risultato del tempo e del luogo in cui sono nato?
Più cercavo una risposta, più questa sembrava allontanarsi.
Così sono uscito di casa presto.
Niente telefono. Niente musica.
Solo passi.
Volevo ascoltarmi davvero. Anche se questo significava ritrovarmi davanti al vuoto.
Perché prima o poi succede.
La parte di noi che ignoriamo torna sempre a bussare. E più a lungo fuggiamo da noi stessi, più forte sarà il rumore quando ci raggiungerà.
Sto fuggendo da tempo.
A volte mi sento come un bambino che deve ancora imparare a camminare: allungo le braccia nel tentativo di trovare equilibrio, ma non so ancora quanto sia stabile il terreno sotto di me.
E forse va bene così.
Forse non tutto deve avere immediatamente un senso.
Forse crescere non significa trovare tutte le risposte, ma imparare a restare nel dubbio senza smettere di camminare.
Negli anni ho scoperto, grazie a un amico, una preghiera spesso attribuita ad Antoine de Saint Exupéry: “L’arte dei piccoli passi”.
Non l’ho mai vissuta soltanto come una preghiera religiosa. Per me è diventata un promemoria essenziale: la vita non si affronta tutta insieme. Un passo alla volta.
Anche piccolo.
Anche incerto.
E ogni volta che mi sento distante da me stesso, torno lì.
“Aiutami ad affrontare ogni istante nel migliore dei modi e a riconoscere il presente come l’ora più importante.
Donami la lucidità di leggere le difficoltà e i fallimenti della vita come occasioni di crescita maturazione.
Fa di me un uomo capace di raggiungere chi ha perso la speranza e non donarmi ciò che desidero ma solo ciò di cui ho bisogno: insegnami l’arte dei piccoli passi.”
Giovanni

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