Il doppio sguardo di una mamma educatrice nella scelta delle scuola superiori (di Chiara Broccardo - mamma e educatrice)

 


L’equilibrio perfetto non esiste, soprattutto quando il cuore batte a due ritmi diversi: quello metodico e progettuale dell’educatrice e quello viscerale, a tratti ansioso, della madre.
La scelta della scuola superiore rappresenta il primo vero rito di passaggio verso l’età adulta.
Per chi vive la scuola ogni giorno come professionista, questo momento è un paradosso vivente: sappiamo “perfettamente” cosa consigliare agli altri, ma quando si tratta dei nostri figli, le competenze sembrano dissolversi dietro una nuvola di emozioni.
Ripetiamo spesso che l’alunno deve essere «protagonista del proprio apprendimento». Poi, però, arriva il momento in cui nostra figlia/o esprime un desiderio che devia dai binari che avevamo immaginato per lei, e quella convinzione viene messa alla prova.
Scegliere le scuole superiori significa, per la prima volta, accettare che lei/lui diventi altro da noi. Può accadere che la sua scelta non coincida con la nostra: magari sognavamo un percorso liceale e lei/lui punta a un istituto tecnico, o viceversa. O, ancora più difficile da accettare, la sua strada la porta lontano da casa.
Accogliere una scelta diversa dalla nostra significa fare un passo indietro per permettere a lei/lui di fare il suo passo in avanti. Il nostro compito non è disegnare il sentiero, ma assicurarci che abbia le scarpe giuste per percorrerlo.
Accettare che nostra figlia/o “vada via” — fisicamente o simbolicamente, verso passioni che non comprendiamo fino in fondo — è il vero esame di maturità per noi genitori.
Educare non è plasmare a nostra immagine, ma dare radici solide perché possa spiegare le ali, anche quando il volo la conduce in una direzione diversa dalla nostra.
Il nostro ruolo, allora, cambia: da “registi” diventiamo porto sicuro. Accettare una scelta che non è la nostra non rappresenta una sconfitta del metodo educativo, ma la prova più autentica di aver cresciuto una persona capace di pensare con la propria testa.

Chiara

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