Sul palcoscenico della vita (di Lucia Guidi - dottoressa in Scienze e tecniche psicologiche)
A metà gennaio ho avuto
l’opportunità di assistere a uno spettacolo teatrale della Compagnia del Caos,
messo in scena da alcuni ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di
Livigno, dal titolo “Tutti fuori, nessuno escluso”.
Sono rimasta colpita, anzi, mi sono proprio commossa nel vedere questi ragazzi – che non conoscevo affatto – salire su un palco per recitare e cantare.
È vero, il teatro è anche questo. Ma vederlo qui, a Livigno, ha tutto un altro impatto. Non è affatto scontato: oggi sembra quasi raro vedere dei ragazzi inseguire i propri sogni, soprattutto nella nostra realtà, dove chi non corre resta indietro e la fretta è diventata la normalità.
Ma fretta di cosa, poi? Di inseguire i propri sogni? Quella sì, è una corsa che vale la pena fare. Il problema è l’ansia che il mondo ci impone, come se ci fosse sempre un treno alle spalle pronto a travolgerci se non arriviamo in tempo. Se non raggiungi certi traguardi, sbam: vieni catapultato tra quelli che “sono rimasti indietro”, che non hanno continuato a studiare, che non hanno viaggiato, che sono confusi, che non sanno quale strada prendere.
Ansia e paura ci accompagnano da tempo, legate al futuro o alle sfide che la vita ci mette davanti. È giusto lasciarle emergere: fanno parte del nostro percorso. Ma sta a noi decidere chi mettere al primo posto: noi stessi o loro?
In questo teatro ho visto ragazzi che, almeno per un momento, hanno scelto sé stessi. Il resto veniva dopo.
Ed è proprio questo l’insegnamento più grande che mi porto a casa: la capacità di fermarsi, di ascoltarsi, di guardarsi dentro. Una cosa che sembra scontata, ma non lo è affatto, in un mondo che spesso ci spinge più a mostrare che a capire davvero chi siamo.
Guardando lo spettacolo ho pensato: cavoli, che bravi e che CORAGGIO. Perché sì, ci vuole coraggio a salire su un palco davanti a tutti, a tirare fuori il meglio di sé dopo un anno di prove, magari alla prima esperienza con un progetto così grande. È bellissimo pensare che questi ragazzi – alcuni che fanno avanti e indietro da Bormio, altri che studiano a Bolzano/Sondrio e tornano solo nel fine settimana – abbiano trovato il tempo per dedicarsi a qualcosa di così intenso. Hanno scelto di investire ore preziose in questo progetto, in un’età in cui spesso le priorità sono altre: sciare con gli amici, la coscrizione, il divertimento.
Buttarsi in qualcosa di così grande non è affatto scontato. Anzi, forse io stessa ho difficoltà a farlo.
Eppure, ricordo bene quando, alle medie, con il CiAGi Livigno abbiamo portato il musical di Pinocchio sul palco del Cinelux: quel mix di emozioni, la tensione e poi la soddisfazione finale. Mettere da parte i “doveri” per un po’, per portare avanti un progetto in cui ci credevamo più di noi stessi.
Non è semplice fermarsi e ascoltarsi davvero, accorgersi di ciò che il nostro corpo ci dice, guardarsi allo specchio e dirsi: questo sono io. E, oltre ai miei doveri, sto facendo anche qualcosa per me. Perché mi piace. Perché l’ho scelto IO.
È questo che mi ha commossa, soprattutto quando hanno cantato “Sogna ragazzo, sogna”. Non so se conoscessero fino in fondo il significato di quella canzone, ma poco importa. Io non conoscevo nessuno di loro e, nonostante questo, ho sentito un brivido, con tanto di lacrimuccia. E immagino di non essere stata l’unica. Ho pensato: che FORZA. E sì, anche un po’ di sana invidia, perché avrei voluto avere anch’io quella capacità.
Questo spettacolo mi ha fatto riflettere su una cosa semplice, forse detta tante volte ma tutt’altro che banale: quanto spesso abbiamo fretta di vivere. Fretta di arrivare, di dimostrare, di essere all’altezza. Eppure, anche i momenti storti fanno parte del percorso: una verifica andata male, un’interrogazione o un colloquio che spaventano e in cui, per colpa dell’ansia, non si riesce a dare il massimo. Quel mix di emozioni che a volte blocca non è un fallimento, è esperienza. Nessuno è perfetto: se non è oggi, sarà domani. Ogni momento, bello o brutto che sia, contribuisce a farci crescere e a conoscerci un po’ di più.
Guardando questi ragazzi, mi sono resa conto di quanto sia importante fermarsi ogni tanto ad ascoltarsi davvero, a fare quasi un piccolo colloquio con sé stessi, davanti allo specchio. A trovare il coraggio di esporsi, di “salire su un palcoscenico”. Non quello del Cinelux, ma quello della propria vita. Ed è forse questo il messaggio più bello che mi porto a casa: che in quel palcoscenico c’è spazio per tutti, senza esclusioni. Piccoli e grandi. TUTTI FUORI.
Sono rimasta colpita, anzi, mi sono proprio commossa nel vedere questi ragazzi – che non conoscevo affatto – salire su un palco per recitare e cantare.
È vero, il teatro è anche questo. Ma vederlo qui, a Livigno, ha tutto un altro impatto. Non è affatto scontato: oggi sembra quasi raro vedere dei ragazzi inseguire i propri sogni, soprattutto nella nostra realtà, dove chi non corre resta indietro e la fretta è diventata la normalità.
Ma fretta di cosa, poi? Di inseguire i propri sogni? Quella sì, è una corsa che vale la pena fare. Il problema è l’ansia che il mondo ci impone, come se ci fosse sempre un treno alle spalle pronto a travolgerci se non arriviamo in tempo. Se non raggiungi certi traguardi, sbam: vieni catapultato tra quelli che “sono rimasti indietro”, che non hanno continuato a studiare, che non hanno viaggiato, che sono confusi, che non sanno quale strada prendere.
Ansia e paura ci accompagnano da tempo, legate al futuro o alle sfide che la vita ci mette davanti. È giusto lasciarle emergere: fanno parte del nostro percorso. Ma sta a noi decidere chi mettere al primo posto: noi stessi o loro?
In questo teatro ho visto ragazzi che, almeno per un momento, hanno scelto sé stessi. Il resto veniva dopo.
Ed è proprio questo l’insegnamento più grande che mi porto a casa: la capacità di fermarsi, di ascoltarsi, di guardarsi dentro. Una cosa che sembra scontata, ma non lo è affatto, in un mondo che spesso ci spinge più a mostrare che a capire davvero chi siamo.
Guardando lo spettacolo ho pensato: cavoli, che bravi e che CORAGGIO. Perché sì, ci vuole coraggio a salire su un palco davanti a tutti, a tirare fuori il meglio di sé dopo un anno di prove, magari alla prima esperienza con un progetto così grande. È bellissimo pensare che questi ragazzi – alcuni che fanno avanti e indietro da Bormio, altri che studiano a Bolzano/Sondrio e tornano solo nel fine settimana – abbiano trovato il tempo per dedicarsi a qualcosa di così intenso. Hanno scelto di investire ore preziose in questo progetto, in un’età in cui spesso le priorità sono altre: sciare con gli amici, la coscrizione, il divertimento.
Buttarsi in qualcosa di così grande non è affatto scontato. Anzi, forse io stessa ho difficoltà a farlo.
Eppure, ricordo bene quando, alle medie, con il CiAGi Livigno abbiamo portato il musical di Pinocchio sul palco del Cinelux: quel mix di emozioni, la tensione e poi la soddisfazione finale. Mettere da parte i “doveri” per un po’, per portare avanti un progetto in cui ci credevamo più di noi stessi.
Non è semplice fermarsi e ascoltarsi davvero, accorgersi di ciò che il nostro corpo ci dice, guardarsi allo specchio e dirsi: questo sono io. E, oltre ai miei doveri, sto facendo anche qualcosa per me. Perché mi piace. Perché l’ho scelto IO.
È questo che mi ha commossa, soprattutto quando hanno cantato “Sogna ragazzo, sogna”. Non so se conoscessero fino in fondo il significato di quella canzone, ma poco importa. Io non conoscevo nessuno di loro e, nonostante questo, ho sentito un brivido, con tanto di lacrimuccia. E immagino di non essere stata l’unica. Ho pensato: che FORZA. E sì, anche un po’ di sana invidia, perché avrei voluto avere anch’io quella capacità.
Questo spettacolo mi ha fatto riflettere su una cosa semplice, forse detta tante volte ma tutt’altro che banale: quanto spesso abbiamo fretta di vivere. Fretta di arrivare, di dimostrare, di essere all’altezza. Eppure, anche i momenti storti fanno parte del percorso: una verifica andata male, un’interrogazione o un colloquio che spaventano e in cui, per colpa dell’ansia, non si riesce a dare il massimo. Quel mix di emozioni che a volte blocca non è un fallimento, è esperienza. Nessuno è perfetto: se non è oggi, sarà domani. Ogni momento, bello o brutto che sia, contribuisce a farci crescere e a conoscerci un po’ di più.
Guardando questi ragazzi, mi sono resa conto di quanto sia importante fermarsi ogni tanto ad ascoltarsi davvero, a fare quasi un piccolo colloquio con sé stessi, davanti allo specchio. A trovare il coraggio di esporsi, di “salire su un palcoscenico”. Non quello del Cinelux, ma quello della propria vita. Ed è forse questo il messaggio più bello che mi porto a casa: che in quel palcoscenico c’è spazio per tutti, senza esclusioni. Piccoli e grandi. TUTTI FUORI.
Lucia
foto: Musical "Pinocchio", CiAGi Livigno, 21 maggio 2016

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