Il peso di una matita. (di Valeria Rodigari - educatrice)
Domenica 22 e
lunedì 23 marzo siamo stati chiamati ad esprimere il nostro parere, favorevole
o contrario, riguardo alla Riforma della Giustizia.
Al di là del
risultato, che ognuno può condividere o meno in base ai propri ideali, un dato
mi ha colpito profondamente: il grado di affluenza alle urne, pari al 58,93%
degli elettori. Vedere questa percentuale mi ha fatto riflettere su quanto sia
importante esprimere il proprio parere.
Negli ultimi anni,
una parte del mondo adulto ha dipinto i giovani come fannulloni, persone che
non fanno nulla, che non sanno prendere una posizione e che evitano le
responsabilità. Credo che in questo caso, invece, noi giovani abbiamo dato un
segnale forte di partecipazione attiva e consapevolezza. Abbiamo fatto sentire
la nostra presenza, la nostra voce, con un gesto apparentemente silenzioso
rispetto ai toni a cui la politica ci ha spesso abituati. Forse, noi giovani
abbiamo capito che esporsi è uno dei primi passi verso il cambiamento. Il dato
è davvero significativo. Ha votato il 67.3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni
(fonte ANSA, studio condotto da SkyTg24).
Ogni volta che
vado a votare penso a quanto sia fortunata. Se fossi vissuta anche solo cento
anni fa, in quanto donna, non avrei potuto afferrare la matita per disegnare
una semplice X. Anche qui il dato è davvero significativo. “La partecipazione
delle donne è stata superiore a quella degli uomini in quasi tutte le province
italiane, con l'unica eccezione della provincia di Taranto, dove gli uomini
hanno votato in numero maggiore”. (fonte: L’Espresso)
Cento anni fa non
avrei avuto nemmeno l'importante diritto di contare.
Mi torna alla
mente la scena del film "C'è ancora domani”, in cui la protagonista
si presenta al seggio vestita elegante, con il rossetto sulle labbra, pronta a
toglierlo per poter sigillare la scheda elettorale, senza renderla nulla.
Oggi diamo per
scontato il potere di questo diritto, ma andando indietro nella storia, ci
rendiamo conto che, in tempi non troppo lontani, il voto era un privilegio
riservato solo a certe classi sociali o agli uomini.
Ricordiamocelo: il
nostro voto può fare la differenza, ci rende partecipi, responsabili ed attivi.
In fondo, anche
nella vita di tutti i giorni siamo chiamati a scegliere continuamente: cosa
indossare, cosa mangiare…passiamo dalle scelte più banali a quelle più
complesse, che richiedono riflessione e tempo.
Come possiamo,
allora, non scegliere per il nostro futuro?
Votare non è solo
un dovere: è la possibilità di dire la nostra idea e di smettere di essere
spettatori della nostra vita.

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