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Visualizzazione dei post da 2026

Il peso di una matita. (di Valeria Rodigari - educatrice)

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  Domenica 22 e lunedì 23 marzo siamo stati chiamati ad esprimere il nostro parere, favorevole o contrario, riguardo alla Riforma della Giustizia. Al di là del risultato, che ognuno può condividere o meno in base ai propri ideali, un dato mi ha colpito profondamente: il grado di affluenza alle urne, pari al 58,93% degli elettori. Vedere questa percentuale mi ha fatto riflettere su quanto sia importante esprimere il proprio parere. Negli ultimi anni, una parte del mondo adulto ha dipinto i giovani come fannulloni, persone che non fanno nulla, che non sanno prendere una posizione e che evitano le responsabilità. Credo che in questo caso, invece, noi giovani abbiamo dato un segnale forte di partecipazione attiva e consapevolezza. Abbiamo fatto sentire la nostra presenza, la nostra voce, con un gesto apparentemente silenzioso rispetto ai toni a cui la politica ci ha spesso abituati. Forse, noi giovani abbiamo capito che esporsi è uno dei primi passi verso il cambiamento. Il dato è ...

Sul palcoscenico della vita (di Lucia Guidi - dottoressa in Scienze e tecniche psicologiche)

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  A metà gennaio ho avuto l’opportunità di assistere a uno spettacolo teatrale della Compagnia del Caos, messo in scena da alcuni ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di Livigno, dal titolo “Tutti fuori, nessuno escluso”. Sono rimasta colpita, anzi, mi sono proprio commossa nel vedere questi ragazzi – che non conoscevo affatto – salire su un palco per recitare e cantare. È vero, il teatro è anche questo. Ma vederlo qui, a Livigno, ha tutto un altro impatto. Non è affatto scontato: oggi sembra quasi raro vedere dei ragazzi inseguire i propri sogni, soprattutto nella nostra realtà, dove chi non corre resta indietro e la fretta è diventata la normalità. Ma fretta di cosa, poi? Di inseguire i propri sogni? Quella sì, è una corsa che vale la pena fare. Il problema è l’ansia che il mondo ci impone, come se ci fosse sempre un treno alle spalle pronto a travolgerci se non arriviamo in tempo. Se non raggiungi certi traguardi, sbam: vieni catapultato tra quelli che “sono rimasti ...

Il doppio sguardo di una mamma educatrice nella scelta delle scuola superiori (di Chiara Broccardo - mamma e educatrice)

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  L’equilibrio perfetto non esiste, soprattutto quando il cuore batte a due ritmi diversi: quello metodico e progettuale dell’educatrice e quello viscerale, a tratti ansioso, della madre. La scelta della scuola superiore rappresenta il primo vero rito di passaggio verso l’età adulta. Per chi vive la scuola ogni giorno come professionista, questo momento è un paradosso vivente: sappiamo “perfettamente” cosa consigliare agli altri, ma quando si tratta dei nostri figli, le competenze sembrano dissolversi dietro una nuvola di emozioni. Ripetiamo spesso che l’alunno deve essere «protagonista del proprio apprendimento». Poi, però, arriva il momento in cui nostra figlia/o esprime un desiderio che devia dai binari che avevamo immaginato per lei, e quella convinzione viene messa alla prova. Scegliere le scuole superiori significa, per la prima volta, accettare che lei/lui diventi altro da noi. Può accadere che la sua scelta non coincida con la nostra: magari sognavamo un percorso liceal...

Due ori persi o due argenti conquistati? (di Ilaria Peri - insegnante)

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La domanda arriva secca, quasi provocatoria:  «Questa Olimpiade la vedi come due argenti conquistati o due ori persi?» Un microfono davanti e gli occhi del mondo addosso, e subito accade qualcosa di semplice e potentissimo: Eileen Gu (sciatrice freestyle statunitense-cinese, ndr) ride.  Non si tratta di una risata nervosa, né di imbarazzo. È un sorriso pieno, spontaneo, di quelli che parlano ancora prima delle parole. È il sorriso di chi sa esattamente quanto è costato arrivare li, di chi non permette a una domanda di ridurre anni di lavoro ad una semplice sottrazione. Poi, con una determinazione che non ha bisogno di spiegarsi, l’atleta risponde che per lei ogni medaglia ha lo stesso peso, perché ogni medaglia è il frutto di un percorso, ed è proprio il percorso -non il colore della medaglia - ciò che trasforma davvero. Nello sguardo di Eileen Gu ci sono tutti i suoi allenamenti, le cadute e le ripartenze che nessuno guarda, c’è la scelta che fa ogni giorno quando decide di s...

Non vince una contrada, vince la sana competizione. (di Simone Cusini - pedagogista, insegnante e ... contradaiolo)

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  Il Carnevale è da sempre una tradizione e un appuntamento capace di coinvolgere profondamente l’intera comunità di Livigno e Trepalle. Dai bambini travestiti alle famiglie mascherate a tema, dai coscritti dell’anno ai gruppi e alle associazioni, fino alle contrade che, con impegno e dedizione, costruiscono il proprio carro allegorico curandolo nei minimi dettagli: tutto contribuisce a rendere la sfilata un momento unico e sorprendente, capace di emozionare adulti e bambini. In prima persona ho sempre scelto di mettermi in gioco per questo evento, dando tutto me stesso per raggiungere, insieme alla mia contrada, il risultato migliore. In sedici anni di esperienza ho visto sfilare tantissimi carri, nascere idee nuove, gruppi e contrade trasformarsi. Ho visto ragazzi discutere animatamente su quale fosse il movimento migliore, e persone scegliere – secondo il proprio gusto – il carro più bello. Perché sì, alla fine il Carnevale è anche competizione. Una giuria esterna al paese ...

Desidererei un mondo senza la "sezione commenti" (di Ilenia Bradanini - psicomotricista ed ex atleta)

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  Febbraio, mese olimpico. Periodo in cui tutti, appassionati di sport e no, si appassionano alle strabilianti imprese degli atleti. L'attenzione mediatica si fa altissima: atleti che, in due giorni, aumentano di centinaia di migliaia di follower sui social, giornalisti a caccia di interviste e notizie succulente da presentare al pubblico affamato, pronti a provocare e pubblicare. E il fantastico (si fa per dire) mondo dei “leoni da tastiera”. Con leoni da tastiera si intende: «utenti del web e dei social media che si comportano in modo estremamente aggressivo, offensivo o minaccioso online, sfruttando l'anonimato o la distanza fisica per agire ferocemente. Spesso si atteggiano a paladini della giustizia o haters, sfogando rabbia repressa o narcisismo con insulti che non oserebbero mai pronunciare di persona». Fenomeno che ho ritrovato tantissimo in queste settimane. Gente che, senza conoscere le persone coinvolte ed i contesti in cui si trovano, è pronta al giudizio istantan...

Da bambina non lo sapevo (di Alice Trabucchi - contradaiola)

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  Non sono mai stata un’amante del carnevale, non ho mai aspettato con grande gioia questo momento, come non ero mai entusiasta di presentarmi davanti ai giudici delle maschere con i costumi che mia mamma ha sempre preparato con tanta pazienza e gioia…non c’è mai stato un motivo preciso, ma crescendo ho cambiato il mio modo di vedere tutto questo, semplicemente perché ho iniziato a vivere il Carnevale, da dietro le quinte. Da alcuni anni partecipo alla realizzazione del carro con la mia contrada e li ho capito quanto impegno c’è dietro ad un carro che alla fine si vede per qualche ora domenica o martedì, perché da piccola non lo sapevo ma ora si, dietro al carro e ai costumi c’è un grande lavoro, fatto da persone che lo fanno nei loro momenti liberi della giornata, dopo ore di lavoro si trovano e mettono insieme le loro idee e forze per tirare fuori qualcosa di unico e stupendo, che possa far felice chiunque, specialmente i bambini…perché da piccola non lo sapevo, ma dietro alla r...

In tutta sincerità... (di Sandy Cusini - educatore)

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  Oggi giorno, viviamo immersi in un mondo che chiede continuamente di apparire . Apparire competenti, attivi, presenti, brillanti, insomma perfetti! Me ne rendo conto passeggiando per strada, ascoltando la radio, guardando la Tv, e ovviamente scrollando i social sul telefono. Mi accorgo sempre più che tutto deve essere mostrato, raccontato, condiviso. Tutto deve rientrare in certi canoni perché il diverso purtroppo spaventa… Proprio l’altro giorno al lavoro ero immerso nei pensieri quando un bambino a scuola mi si è avvicinato e quasi come avesse appena letto il riassunto della mia mente, guardandomi negli occhi, mi ha chiesto come stavo. Una domanda che spesso diamo per scontata, ma che in quel momento arrivava dritta al petto come una freccia che centra appieno il suo bersaglio. «Che fatica!» avrei voluto rispondere, «mi sembra che il mondo, qui, stia correndo alla velocità della luce, ed io oltre a non avere le forze necessarie non so nemmeno da che parte stia correndo», eppu...

Accogliere la vulnerabilità: fa paura, ma cura. (di Beatrice Pradella - psicologa)

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  Qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di partecipare a un incontro del Gruppo AMA (Auto Mutuo Aiuto) per famigliari di persone con disagio psichico di Livigno, un’iniziativa promossa dall’Associazione Navicella in collaborazione con i Servizi di Salute Mentale, rivolta alle famiglie di persone che vivono un disagio psichico. Il Gruppo AMA rappresenta uno spazio di ascolto, confronto e sostegno, in cui i familiari possono condividere le proprie esperienze, trovare forza nella reciprocità e sentirsi accolti in un clima non giudicante. Per me, la partecipazione a questo incontro è stata una preziosa occasione di riflessione su diversi temi legati alla salute mentale e mi ha spinto a interrogarmi in modo più profondo su alcune dinamiche che riguardano la nostra vita di comunità. Viviamo a Livigno, un piccolo paese di montagna, ed è proprio in questo contesto che emerge un paradosso interessante dal punto di vista psicologico e sociale: nonostante la vicinanza, il fatto di...

Attesa (di Thomas Sosio - educatore)

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  I Giochi Olimpici, fin dalla loro origine, non sono solo una competizione sportiva. Sono un incontro tra i popoli. I valori olimpici che accompagnano l’evento a cinque cerchi sono: rispetto, lealtà, amicizia, solidarietà, pace, fair-play, e attraversano il tempo e parlano ad ogni generazione, ricordandoci che lo sport è linguaggio universale e spazio di umanità condivisa. All’interno di questa cornice si colloca l’avvicinamento alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli, il tempo dell’attesa si è fatto breve, ed ormai concreto. L’avvicinarsi dell’evento olimpico porta con sé emozioni diverse: entusiasmo, timore, curiosità, aspettativa. Educare all’attesa, in questo tempo, significa aiutare a riconoscere queste emozioni, accompagnare la comunità, ed in particolare i più giovani, a stare dentro l’esperienza, imparando a decifrarla e a viverla. Le Olimpiadi sono soprattutto un incontro. Incontro tra culture, lingue, storie del mondo. Ora che ...

Non possiamo controllare tutto, ma possiamo esserci mentre crescono. (di Sara Galli - mamma)

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  La strage di Crans-Montana ci ha messo davanti non solo a un evento drammatico, ma anche a uno specchio: quello del modo in cui, come adulti e come società, parliamo degli adolescenti quando finiscono al centro dell’attenzione. Di fronte a una tragedia, il discorso pubblico si è rapidamente riempito di giudizi e colpevolizzazioni: “erano incollati al telefono”, “se la sono cercata”, “non hanno capito il pericolo” . Parole che sembrano offrire spiegazioni, ma che spesso servono soprattutto a rassicurare noi adulti, a creare una distanza di sicurezza tra “noi” e “loro”, tra chi pensa di essere prudente e chi viene dipinto come irresponsabile. Viviamo in un tempo che tende a immaginare una crescita a rischio zero, sostenuta dalla tecnologia, dal controllo costante, dalla possibilità di sapere sempre dove sono i ragazzi e cosa stanno facendo. Quando questo controllo fallisce, perché inevitabilmente fallisce, la reazione non è interrogarsi sui limiti di questa illusione di sicurezza, ...

No, mi accompagna lui! (di Deborah Rodigari - educatrice)

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  Ero a cena con la mia famiglia. Seduti attorno al tavolo, mentre mangiavamo, a turno raccontavamo la nostra giornata: cosa era successo di bello a ciascuno di noi, quali ostacoli avevamo incontrato, cosa ci aveva fatto sorridere, cosa preoccupare, cosa riflettere. Mio fratello lavora sugli impianti sciistici: si occupa di aiutare bambini e adulti a salire sullo skilift che li porta in cima alla pista, pronti poi a scendere. Quel giorno c’erano alcuni bambini di cinque anni, tra cui una bambina che aveva paura di salire da sola. Con un filo di esitazione ha chiesto a mio fratello: «Mi accompagni fino in cima?» Lui le ha risposto con calma: «Ti accompagno, ma solo fino a quel punto.» Indicandogli il punto dove lui sarebbe arrivato. La bambina, poco convinta, accetta. Lui l’ha accompagnata per un tratto, incoraggiandola: «Sei bravissima! Vedi che ce la fai!» E così ha proseguito da sola. Dopo essere scesa, è tornata a chiedere: «Mi accompagni ancora fino a lì, ...