Naviganti (di Thomas Sosio - educatore)

 


Quest’estate, vivendo l’esperienza insieme ai ragazzi della vacanza a Riccione (proposta dal Centro di Aggregazione Giovanile, CiAGi Livigno), mi è tornata in mente una parola: naviganti.

Non passeggeri, non spettatori, ma naviganti.

Stare con i ragazzi significa, in fondo, mettersi in viaggio insieme a loro.

Il mare diventa così una metafora educativa: ci sono giornate tranquille, fatte di sole, risate e leggerezza, e poi il vento cambia, arrivano le onde, qualche paura, qualche imprevisto.

Educare non significa evitare loro ogni difficoltà, ma aiutarli a imparare a navigare.

Nell’avventura marittima, abbiamo visto ragazzi aiutarsi, aspettarsi, incoraggiarsi, discutere e mettersi in gioco. Qualcuno ha preso coraggio, qualcuno ha chiesto aiuto, qualcuno ha scoperto di saper fare qualcosa che non pensava possibile. Episodi semplici, ma è proprio dentro queste esperienze che un ragazzo scopre di poter affrontare un’onda senza esserne travolto.

Quindi è fondamentale esserci, senza tenere sempre il timone; accompagnare senza sostituirci, proteggere senza trattenere, lasciare spazio per provare, sbagliare e riprovare.  Abbiamo imparato che possiamo farcela e che, soprattutto, non siamo soli. Perché nessun navigante cresce da solo: servono fari, porti e compagni di viaggio. Il mare ci insegna che non tutto può essere controllato, che ci sono giorni di calma e giorni di vento. Che alcune onde arrivano quando meno ce lo aspettiamo e che, spesso, non possiamo fare altro che imparare ad attraversarle.

Forse educare significa proprio questo: creare occasioni perché i ragazzi possano incontrarsi, sperimentarsi, sbagliare, riuscire e scoprire qualcosa in più di sé. Il mare cambierà, le onde arriveranno e noi non potremo sempre tenere il timone.

Ragazzi e ragazze in viaggio, chiamati prima o poi a prendere il largo e a trovare la propria rotta. Naviganti nel mare della vita.


#spuntidieducazione 


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